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Buongiorno a tutti. A nome della Sezione leccese di AIGA – Associazione Italiana Giovani
Avvocati, che mi onoro di presiedere, porgo il saluto a questa assise, al Presidente della Corte
d’Appello, ai rappresentanti del CSM e del Ministero, al Procuratore Generale, al Consiglio
dell’Ordine degli Avvocati ed a tutte le Autorità oggi intervenute.


Questa giornata rappresenta per noi operatori della Giustizia - prima ancora che per il Paese che 
serviamo – l’occasione per esaminare lo “stato di salute” di uno dei pilastri fondamentali ed 
indefettibili di un Paese che si fregi di essere espressione ed attuazione dello “Stato di diritto”. 
È  quindi  un’occasione  assolutamente  necessaria  ed  opportuna,  soprattutto  alla  luce  delle 
condizioni, ancora oggettivamente difficili, in cui questa nostra realtà professionale versa.  
Noi siamo oggi nel pieno di una trasformazione epocale del settore giustizia, in tutte le sue 
articolazioni. Siamo al centro di un guado, nel punto in cui la riva appena lasciata è troppo lontana 
per essere ripresa, la riva opposta non è ancora così vicina da poter essere toccata, e noi siamo 
costretti ad avanzare resistendo ad una corrente che tende a trascinarci giù.  
L’avvento prepotente della telematica, la risoluzione alternativa delle controversie ed il loro 
trasferimento in sede privata, in tutte le declinazioni possibili, la scomparsa dei presidi fisici di 
giustizia, in quella ridistribuzione delle risorse sul territorio che, troppo nobilmente forse, viene 
indicata come “geografia giudiziaria”, la c.d. depenalizzazione, vale a dire la scelta precisa di 
trasferire in sede solo civile (e magari in parte non giudiziale) una consistente fetta di casi che, fino 
a ieri, intasavano (inutilmente, pare) i corridoi delle procure, la scelta – altrettanto precisa – di 
sottrarre alla irrogazione della pena una serie di fatti, pur rilevanti penalmente, ma ritenuti “di 
particolare tenuità”; sono solo alcuni dei sintomi del cambiamento epocale nel quale siamo 
immersi. Un cambiamento che è IMPERATIVO governare, affinché l’assetto complessivo che ne 
risulterà all’esito sia MIGLIORE dell’assetto che abbiamo appena abbandonato. Perché – va detto 
e ribadito – è nostro DOVERE far sì che le trasformazioni a cui stiamo assistendo e delle quali 
siamo protagonisti portino ad un miglioramento delle condizioni generali del Paese, delle modalità 
di fruizione di un servizio, come quello dello ius dicere, che è irrinunciabile PER IL CITTADINO, 
prima ed oltre che per noi professionisti. 
La gestione della domanda di giustizia - sia essa volontaria od obbligata – sebbene in continuo 
calo secondo i dati ministeriali, è ancora al centro del dibattito del nostro Paese. Ed invero, 
guardando ai numeri della relazione annuale del Ministro Orlando, vi sono spunti che lasciano 
comprendere la direzione che il cambiamento ha preso: una direzione che, se per alcuni elementi di 
novità come per esempio il PCT, denota la ricerca di un miglioramento del servizio per tutte le 
categorie di operatori, quanto meno dopo la fisiologica fase di assestamento, per altri elementi 
come il ricorso alle ADR o, nel settore penale, a forme di pena alternative al carcere, lascia 
intravedere più che altro un ripiego verso soluzioni che, al contempo, contribuiscono a risolvere 
problemi fino a pochi anni fa non più risolvibili – rispettivamente, l’arretrato dei processi o il 
sovraffollamento delle carceri – e riorganizzano, ridisegnandolo, lo schema generale della funzione 
giurisdizionale, talvolta a scapito di principi cardine come la certezza del diritto. Per cui, se vi 
sono elementi di novità per i quali esprimere un parere positivo, ve ne sono altri che destano 
qualche preoccupazione, lì dove l’arretramento della macchina giudiziaria, magari camuffato da 
diverse e più snelle forme di tutela, può assommarsi, paradossalmente, proprio a una carenza di 
tutela o ad un oggettivo peggioramento delle condizioni lavorative.  
Merita tristemente menzione, in quest’ultima categoria, il disegno di accorpamento delle Corti 
d’Appello in un unico distretto avente sede in ogni capoluogo di regione, disegno di cui da pochi 
mesi si parla con insistenza, sapendolo all’esame dell’Esecutivo, e sul quale AIGA LECCE, 
assieme a tutte le Sezioni di Puglia, con un comunicato sottoscritto da 100 avvocati, ha preso 
chiara e netta posizione contraria su tutti gli organi di stampa sin dallo scorso novembre, tenendo 
informato anche il Presidente della Corte di Appello di Lecce, al quale io stesso ho personalmente 
fatto avere copia dei comunicati stampa. È ben noto a tutti come l’attuazione di tale progetto 
significherebbe nell’immediato dare un segnale ulteriore – dopo quello della chiusura delle Sezioni 
Distaccate – di arretramento dello Stato di fronte al disordine e – specie in territori di mafie come 
il nostro – alla criminalità organizzata; e significherebbe la totale paralisi del funzionamento delle 
Corti di Appello accorpanti, e per esse della macchina della giustizia, se queste non fossero 
tempestivamente dotate – così come NON sono, al momento - delle necessarie risorse umane e 
tecniche e delle strutture logistiche idonee a far fronte al cambio di passo.  
AIGA è e resta assolutamente pronta e disponibile al confronto, al dibattito ed all’analisi di dati ed 
esigenze oggettive; si attende un segnale di dialogo sul punto, da parte del Ministro Orlando, che 
pure ha sempre dimostrato grande attenzione e disponibilità alla interlocuzione verso tutte le 
componenti del mondo giustizia; un dialogo – quello che si chiede - che possa portare ad una scelta 
condivisa – e non imposta – tra tutti gli operatori del settore, tra i quali vanno, senza ombra di 
dubbio, ricompresi gli Avvocati, che del settore sono la componente attraverso cui parla l’utenza, il 
cittadino. 
Ed allora, concludendo, la voce dei Giovani Avvocati non è certamente quella che invoca un 
ritorno al passato: il cambiamento è necessario e va portato a compimento. Ma va governato e 
disciplinato, gestito con attenzione perché ciò che di buono e sacro c’è, nella tradizione e nella 
prassi giuridica di questo Paese, va conservato, preservato ed adattato alla nuova realtà, fatta di 
nuove esigenze sociali, di nuove fattispecie di diritto e, quindi, di nuove forme di tutela.  
Ciò che, però, deve rimanere ben chiaro come obiettivo – ed è questo l’auspicio che rivolgo a noi 
tutti - è il far sì che il cambiamento che stiamo vivendo non debba mai compromettere la 
possibilità, per ogni operatore – e permettetemi di dire, soprattutto, per l’Avvocato più giovane, 
che del sistema è colui che gode delle minori tutele, anzi essendo esposto ai maggiori rischi e 
maggiori oneri, in primis economici - di svolgere il proprio lavoro, di rendere il servizio al 
cittadino-utente, con l’efficienza e la dignità che gli sono proprie, senza doversi sentire mortificato 
da scelte organizzative e legislative che, talvolta, mostrano risvolti che, sin da subito, sembrano 
confliggere con quell’efficienza e dignità che si dovrebbero, invece, privilegiare. 
Grazie per l’attenzione e auguri di buon lavoro a tutti. 
                                                                                       

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